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PSICOSOMATICA: IL BERSAGLIO MUSCOLO-SCHELETRICO

Nell'articolo precedente (reperibile qui: goo.gl/gbJELr) ci siamo occupati di un sistema che spesso viene identificato come via di espressione di un disagio psichico, il Sistema Gastroenterico.

Oggi ci occuperemo di come anche il sistema osseo e muscolare possono essere “scelti” come indicatori di un disagio psichico. Basta infatti un’impercettibile condizione di ipertono (o tensione muscolare) per disperdere gran parte della nostra energia.
Dott. Pasquale Saviano: Attraverso il sistema muscolo-scheletrico si attua una crescita e avviene la maturazione dell’individuo. Essa rappresenta, nell’immaginario comune, l’impalcatura che ci sorregge e ci permette di esprimere le nostre potenzialità a livello fisico. Quando usiamo il termine “atteggiamento” infatti stiamo ad indicare una posizione del corpo ma anche della mente che compartecipano alla complessa espressività dell’essere umano.
Dott. Pasquale Saviano: Esiste senza dubbio una tipologia di disturbi che va ad agire sul sistema locomotore. La distinzione, seppur delicata, è presente e va fatta in relazione a sintomatologie come: affaticabilità, tensione muscolare, limitazioni motorie, formicolii che potrebbero anche essere legati a comorbidità rispetto ad altre patologie (artrosi, reumatismi, ecc.), ma che in alcuni casi possono essere espressione di un disagio psichico che si riflette sul corpo.
Dott. Pasquale Saviano: È il caso di un’incapacità a canalizzare diversamente un’aggressività forte o un conflitto che può provocare ipertono, dissipazione di energia, dolori di tipo influenzale, poiché va ad investire la struttura muscolo-scheletrica. Spesso la tensione muscolare non essendo fine a se stessa, o causata da infiammazioni non rappresenta altro che un segno inequivocabile di somatizzazione e pertanto va indagata tenendo conto di un sottostante malessere psichico che trova la sua via di espressione scegliendo come bersaglio, appunto, questo apparato.
Dott. Pasquale Saviano: Concludendo, a ben vedere, spesso la scelta del bersaglio muscolo-scheletrico può essere legata a personalità con elevati innesti di ipocondria, isteria, depressione e ansia. È importante quindi indagare i tempi e i modi di esordio al fine di correlarli a fatti esistenziali e vissuti che si sviluppano sullo sfondo di un vantaggio psicologico secondario. BIBLIOGRAFIA: Dinelli U., (2005), Siamo tutti psicosomatici? L’astuzia della mente sulle ingenuità del corpo, Marsilio, Venezia © Dott. Pasquale Saviano Psicologo – Psicoterapeuta
PSICOSOMATICA: IL BERSAGLIO GASTROENTERICO

Nell'articolo precedente (reperibile qui: goo.gl/IfuPB0) ci siamo occupati di un sistema che spesso viene identificato come via di espressione di un disagio psichico, il Sistema Respiratorio.
Dott. Pasquale Saviano: Sentimenti come collera, ansietà, frustrazione vanno ad agire sull’intestino aumentandone la motilità, così come paura, apatia, depressione causano un sostanziale rallentamento. Tutto ciò ci porta capire quanto il nostro stato d’animo, quanto le nostre emozioni agiscono sul sistema che ne è direttamente influenzato, ma ad un certo punto agisce in modo totalmente autonomo. L’analisi della storia di vita del paziente che soffre di problemi gastroenterici permette di raggiungere la consapevolezza che patologie come l’ipocondria, l’anoressia, la bulimia hanno un ruolo molto forte, soprattutto a livello psichico e che in modo altrettanto forte vanno ad agire sul soma che registra avvertimenti, coinvolgimenti e stati emotivi di rabbia, ansia, paura, ecc. portando alle problematiche illustrate precedentemente.
Dott. Pasquale Saviano: I soggetti che più hanno la possibilità di sviluppare problemi all’apparato gastroenterico, come gastrite, sofferenza ulcerosa sono quei soggetti che hanno caratteristiche di personalità pseudo-dipendenti, altamente frustrati ma con apparente indipendenza, fiducia ed oggettività. Oppure potremmo trovarci di fronte a persone panico-dipendenti che manifestano forte passività e subordinazione con possibili tratti ossessivi. Infine anche soggetti che non manifestano forti bisogni di autonomia con condotte di acting-out ed antisociali possono sviluppare problematiche gastroenteriche (Alexander, 1950).
Dott. Pasquale Saviano: La tendenza psicologica in molti soggetti è quella di mantenere una condizione di dipendenza e sviluppare strategie per rinforzare tale condizione. Laddove questa venga a cadere si determina rabbia repressa con interiorizzazione dell’impulso aggressivo e senso di colpa, quindi rinuncia, senso di insoddisfazione, inutilità e sconfitta.
Dott. Pasquale Saviano: Infine, nei casi di colon irritabile ritroviamo profili personologici caratterizzati da ossessività, scrupolosità e rituali insopprimibili. Si tratta di soggetti intellettualizzanti, con una buona resa a livello lavorativo che tendono a mascherare i propri sentimenti con la permalosità ed il sospetto. Concludendo: è necessario tenere in considerazione l’essenzialità e la centralità dell’apparato digerente nella storia della specie umana e nelle relazioni mente/corpo. BIBLIOGRAFIA: Dinelli U., (2005), Siamo tutti psicosomatici? L’astuzia della mente sulle ingenuità del corpo, Marsilio, Venezia © Dott. Pasquale Saviano Psicologo – Psicoterapeuta
Marilena Florio: Dottore buona sera mi riconosco con alcuni disturbi del tratto gastrointestinale
PSICOSOMATICA: IL BERSAGLIO RESPIRATORIO

Nell'articolo precedente (reperibile qui: https://goo.gl/TkSuLd) ci siamo occupati di un sistema che spesso viene identificato come via di espressione di un disagio psichico, il Sistema Cardiovascolare.
Dott. Pasquale Saviano: Nell’articolo che segue ci soffermeremo su un altro sistema che spesso viene “attaccato” dalla mente nell’espressione del suo disagio: il Sistema Respiratorio. Il respiro caratterizza la nostra attività legata allo stare al mondo. Esso si modifica in relazione all'emotività, aumentando di frequenza quando siamo tesi e rallentando nei momenti in cui siamo tristi o giù di tono. Caratterizza anche la nostra individualità fin da bambini: si pensi ai vocalizzi dei neonati che via via diventano parole attraverso le quali essi esprimono le loro caratteristiche personologiche. I bambini piccoli, infatti, modulano la loro modalità e frequenza respiratoria proprio a caratterizzare stati d’animo emotivi che ne rappresentano la condizione di esseri dipendenti da qualcun altro.
Dott. Pasquale Saviano: Così come alterazioni del respiro caratterizzano bambini ed adolescenti che ne fanno uso per esprimere la loro autoaffermazione, magari piangendo fino a non respirare più, o trattenendo il respiro per attirare l’attenzione.
Dott. Pasquale Saviano: L’ansia può esplicitarsi in crisi di iperventilazione caratterizzate da respiri rapidi e superficiali ma allo stesso tempo irrefrenabili con conseguenti palpitazioni, vertigini e stato di stordimento dovuti alle alterazioni gassose che si creano. Come detto, il respiro viene ad indicare l’esatta espressione emotiva del soggetto: respirazione animata, angosciata, difficile, libera, concitata. Nei casi più estremi la percezione è quella di non riuscire ad introdurre aria nei polmoni per una impossibilità di dilatare la gabbia toracica come se essa fosse immobile.
Dott. Pasquale Saviano: Tra le più comuni patologie legate al sistema respiratorio annoveriamo l’asma bronchiale, nella quale sono state ritrovate componenti legate al sistema psichico. Si parla, in taluni casi di personalità con tendenze conflittuali e regressive. La nascita di un fratello, il transito puberale possono portare ad una inconscia rottura con la figura di attaccamento e la percezione che la relazione simbiotica con essa si sia lacerata. Ciò può favorire la nascita di pensieri di morte che si ripercuotono sull’apparato respiratorio attraverso la cosiddetta “fame d’aria”. Similmente all’asmatico, il paziente la cui mente sceglie l’apparato respiratorio come espressione del proprio malessere, vive in una costante paura di non riuscire a respirare e morire di asfissia.
Dott. Pasquale Saviano: Come in altri casi, anche in questo, il ricordo di episodi precedenti funge da accensione per l’evocazione di nuove crisi. L’asma bronchiale, riconosciuta oggi come una delle malattie psicosomatiche per eccellenza, racchiude in sé risposte fisiologiche a stimoli oggettivi ma anche una forte componente psicologico-emotiva dell’espressione di un disagio. BIBLIOGRAFIA: Dinelli U., (2005), Siamo tutti psicosomatici? L’astuzia della mente sulle ingenuità del corpo, Marsilio, Venezia © Dott. Pasquale Saviano Psicologo – Psicoterapeuta
Il cuore rappresenta un forte indicativo della vita degli esseri umani, soprattutto nelle afflizioni.
Si dice: “ho il cuore in gola”, “ho avuto un tonfo al cuore”, “mi si spezza il cuore”.
Variazioni di natura psichica, emotiva ed affettiva giocano un ruolo importante nella vita ed hanno una ricaduta rilevante sull’attività cardiaca.
Buona lettura.
Dott. Pasquale Saviano: Quando ci troviamo di fronte ad un stimolo avverso percepibile, la risposta cardiaca avviene lentamente provocando un aumento costante della pressione, del consumo di ossigeno, dell’eccitabilità miocardica: la classica sensazione in cui “sale l’ansia”. Nel caso di stimolo imprevedibile ed immediato spesso invece si ha un cedimento improvviso. L’ansia, in questo caso favorisce molto lo sfondo emozionale su cui si può instaurare l’episodio anginoso, ciò è legato anche al ritorno alla mente di situazioni, circostanze ed eventi già vissuti poiché non esiste solo il ricordo della mente, ma anche del corpo che registra eventi, situazioni e scenari già conosciuti.
Dott. Pasquale Saviano: Condizioni tipiche della vita degli individui come lutti, perdite lavorative o finanziarie, pensionamento, ecc. sono tutti elementi che favoriscono una tensione mentale e fisica che possono ripercuotersi sul sistema cardiocircolatorio, così come condizioni di litigiosità ed ostilità aumentano i rischi. Secondo una prospettiva psicodinamica, esiste un nesso tra le caratteristiche personologiche dell’individuo e l’infarto del miocardio, una tendenza aggressiva repressa che in taluni casi può essere modificata in alta competitività e bisogno di autoaffermazione.
Dott. Pasquale Saviano: Ciò è legato all’interiorizzazione di figure parentali vincenti con cui si stabilisce un forte rapporto di conflittualità basato su concorrenzialità e competitività. Per evitare la ferita narcisistica il soggetto vive in una sorta di confronto continuo e deve tenere sott’occhio la propria prestazione ed efficienza. La pressione arteriosa diviene per gli ansiosi e per gli ipocondriaci una sorta di killer che si insinua subdolamente per attaccare all’improvviso. Ecco che scattano strategie di osservazione ben conosciute da chi vive questo disagio e dagli addetti a lavori: rilevazione e verifica continui attraverso rituali ossessivi di misurazione del battito, della pressione, delle pupille, associati ad un febbrile controllo del proprio stato di salute, attraverso esami inutili.
Dott. Pasquale Saviano: Autosservazioni ed automisurazioni possono anche essere vantaggiose poiché riducono il cosiddetto “effetto camice bianco” ma quando diventano ossessive creano effetti condizionatori in cui anche scarti minimi nei valori portano a malesseri legati a ricordi di eventi stressanti ed ingestibili. Una comune sintomatologia che affligge chi soffre di questi malesseri è legata ai formicolii che possono colpire le estremità (mani e piedi) ma anche labbra, lingua, volto. Ciò provoca un aumento dell’apprensione del paziente che neanche accarezzamenti e massaggi possono far scomparire lasciandolo in una condizione di panico che perdura per lungo tempo.
Dott. Pasquale Saviano: In definitiva bisogna tener conto che nella scelta del bersaglio cardiovascolare forte è il coinvolgimento cognitivo-affettivo-somatico nel quale l’aspetto psicobiologico risponde adattandosi in modo più o meno efficace alle sollecitazioni esterne ed interne. Ciò porta ad una sorta di condizionamento e ad una vulnerabilità che caratterizzano un inevitabile automatismo del fenomeno. BIBLIOGRAFIA: Dinelli U., (2005), Siamo tutti psicosomatici? L’astuzia della mente sulle ingenuità del corpo, Marsilio, Venezia © Dott. Pasquale Saviano Psicologo – Psicoterapeuta
PSICOSOMATICA: IL BERSAGLIO DERMATOLOGICO

L’essere umano rappresenta un’entità inscindibile in quanto entità psicofisica. Tale considerazione ci porta a dire che in alcune forme morbose accanto a fattori somatici giochino un ruolo anche i fattori psicologici. Ecco che palpitazioni, affanno, rossore, sudorazione, pruriti, eritemi, mal di testa, ecc. sono spesso legati a disagi psichici come ansia, stati di tensione, emozioni non gestibili. Quando lo stato emotivo infatti è talmente forte da non poter essere gestito facilmente esso si riversa come un fiume in piena sul nostro corpo, andando a colpire come una freccia con un bersaglio organi e sistemi specifici.
Dott. Pasquale Saviano: Secondo Ester Bick (1968) la pelle rappresenta quell’involucro che tiene insieme le varie componenti della personalità trasmettendone le tensioni, gli umori e l’emotività. Risulta chiaro che molte e diverse sono le espressioni psichiche che traspaiono attraverso l’apparato dermatologico. Tra questi ritroviamo il prurito psicogeno, cioè senza riscontro causale che caratterizza profili di personalità rigidi, aggressivi e con tratti ossessivi, da ciò uno prurito che si auto alimenta costringendo a continua replicazioni. Esso alimenta infine anche un sistema di controllo e verifica che innesca il circolo vizioso prurito-toccamento-prurito.
Dott. Pasquale Saviano: Così come l’iperidrosi che consiste in un’eccessiva attività delle ghiandole sudoripare spesso della pianta del piede e del palmo della mano che colpisce persone timide, insicure ed emotivamente labili le quali amplificano sensazioni di malessere nelle interazioni sociali mettendo in atto strategie di evitamento con conseguente emarginazione che a sua volta incrementa il disagio, l’ansia e la reattività.
Dott. Pasquale Saviano: Le dermatosi sono spesso legate ad aspetti auto aggressivi come la tricotrillomania caratterizzata da un’aggressività autodiretta che si esprime nell’attorcigliare e strappare ciuffi di capelli. Oppure nelle escoriazioni nevrotiche conseguenti a continui impulsi a toccare e tormentare la pelle di parti specifiche del proprio corpo. La personalità ipocondriaca va ad agire sulla cute soprattutto nei casi di dismorfofobia in cui la persona avverte la sensazione di avere alterazioni patologiche della pelle che la portano a deliri o a fissazioni su patologie veneree con conseguenti inutili accertamenti ed indagini. Convinzione della presenza di patologie come la scabbia o la percezione di piccoli animaletti sottopelle lo portano a continui trattamenti con conseguenti escoriazioni e sanguinamenti.
Dott. Pasquale Saviano: Anche le dermatosi possono essere fortemente influenzate da fattori psicologici. Ci riferiamo alle dermatiti atopiche, eczemi, alopecia, psoriasi. Si tratta di patologie fortemente acutizzate a seguito di eventi stressanti e che vengono peggiorate ancor di più da grattamenti o visioni distorte della propria figura. Per quanto riguarda la psoriasi molto sembrano influire fattori come la predisposizione genetica ed attività autoimmunitarie alle quali si associano condizioni di stress. È molto forte in questo caso una forma di ritiro dalle relazioni sociali e dai rapporti interpersonali, così come la percezione di sentirsi rifiutati con notevole aumento di aggressività e conseguente regressività.
Dott. Pasquale Saviano: È utile tenere in considerazione, infine, come la nostra memoria giochi un ruolo fondamentale nella psicosomatica e nella scelta del “bersaglio”. Ricordiamo infatti ciò che ci spaventa, che temiamo e così anche i nostri organi sviluppano una sorta di memoria che li porta a cedere sotto l’attacco emotivo del ricordo. BIBLIOGRAFIA: Dinelli U., (2005), Siamo tutti psicosomatici? L’astuzia della mente sulle ingenuità del corpo, Marsilio, Venezia © Dott. Pasquale Saviano Psicologo – Psicoterapeuta
FIGLI E RESPONSABILITÀ

L’arrivo di un figlio è una gioia per una coppia che l’ha desiderato tanto e che magari dopo diversi tentativi riesce a coronare un altro sogno nella propria vita. Non sempre però i due coniugi vivono allo stesso modo la tanto attesa notizia; capita così che soprattutto gli uomini appaiano spaventati, pensierosi, muti dentro, generando nelle mogli un senso di solitudine corredato da diversi dubbi su come comportarsi.
Dott. Pasquale Saviano: Le reazioni agli eventi che ci accadono nella nostra vita sono strettamente legati ai vissuti che ognuno di noi porta dentro e caratterizzano anche le modalità comportamentali in determinate circostanze. Indubbiamente la maternità è un evento che una donna vive in modo più forte per il desiderio innato di prendersi cura di un piccolo essere vivente, ma grazie anche alle stupefacenti modificazioni ormonali, fisiologiche e psicologiche che il feto genera nella mamma. Tutte esperienze che un uomo, per forza di cose, non potrà mai provare.
Dott. Pasquale Saviano: La nuova vita che nasce e cresce nel grembo di una donna non è solo un’idea ma un’incarnazione che si modifica e modifica costantemente chi la vive con una relazione viscerale. Dall’altro lato abbiamo un uomo, un partner, un neo papà che vive dentro di sé sentimenti ambigui, di contrasto legati soprattutto alla paura di non essere capace di dare al nascituro tutto ciò di cui potrebbe avere bisogno. Ciò contrasta fortemente con la realizzazione di un sogno da parte di entrambi che dovrebbe portare completezza alla relazione di coppia ed al matrimonio che solo con l’arrivo di un figlio, in alcuni casi, raggiungerà il suo culmine. In questo frangente è necessario analizzare insieme la situazione perché solo insieme si può superare l’impasse che se non adeguatamente considerata e razionalizzata può portare forti attriti nella coppia, non solo a causa delle modificazioni comportamentali ma anche per una profonda ed inevitabile paura di non essere all’altezza.
Dott. Pasquale Saviano: I neo papà vivono la gestazione in modo diverso, come una nuova avventura cui far fronte; un nuovo essere umano sta per venire al mondo e lui ne avrà la responsabilità, sarà sì accompagnato ed aiutato dalla moglie ma, nella sua ottica, sarà lui a doversi prendere cura della moglie e del figlio e ciò gli provoca turbamento ed insicurezza. La consapevolezza di entrambi i coniugi deve essere che da quel momento in poi essi non appartengono più solamente l’uno all’altra e viceversa, ma appartengono anche alla missione di crescere un figlio.
Dott. Pasquale Saviano: È lecito avere paura, è normale non sentirsi all’altezza, anche perché in ognuno di noi persistono forti i confronti con i nostri modelli genitoriali che se da un lato rappresentano l’unico esempio che abbiamo ricevuto, dall’altro spingono le coppie giovani a mettersi in discussione continuamente per evitare gli errori educativi e le mancanze commessi con loro.
Dott. Pasquale Saviano: Trasformarsi da coniuge a genitore è un ulteriore passo di crescita nella vita, forse il più importante. Solo attraverso un forte dialogo interiore, il confronto continuo e la ricerca di un appoggio tra i coniugi certi momenti si superano, nella consapevolezza che non esistono genitori perfetti ma solo genitori attenti e capaci di mettersi in discussione, con se stessi e con i figli, ammettendo gli errori che fanno e che faranno e cercando di rimediare ad essi, anche chiedendo scusa. Crescere un figlio darà grosse soddisfazioni anche se non sarà semplice: con una continua riflessione su se stessi però, fare il genitore potrebbe rivelarsi “il mestiere” più bello del mondo. © Dott. Pasquale Saviano Psicologo – Psicoterapeuta
PIERCING E ADOLESCENZA

Il periodo adolescenziale è foriero di numerosi cambiamenti che investono ragazzi e ragazze sia a livello fisico che psicologico; ciò è dovuto soprattutto alle mutazioni neurobiologiche che caratterizzano questa fase. La necessità di barcamenarsi tra questi continui cambiamenti e la costante ricerca di un’identità da sviluppare e portare avanti fa sì che i giovani mettano in atto comportamenti che non sempre gli adulti comprendono; alcuni di questi riguardano il proprio corpo. Essi appaiono, oltretutto, in linea con una tendenza rilevata da alcune statistiche, secondo le quali l’interesse per piercing e tatuaggi negli adolescenti sta aumentando, soprattutto tra le ragazze.
Dott. Pasquale Saviano: Il piercing viene spesso ad essere un rito di passaggio da un’età più innocente ad una in cui si sente la necessità di affermare la propria “forza decisionale”, soprattutto nel rapporto con i genitori, infatti questa decisione diventa spesso terreno di scontro in famiglia in cui ognuno cerca di affermare il proprio potere. Per alcuni, ancora, rappresenta qualcosa di simile ad un gioco e come tale viene fatto in modo assolutamente incosciente (fai da te, ambienti igienicamente poco sicuri, zone del corpo delicate) senza tener conto dei rischi cui si va incontro. D’altro canto la scelta di “farsi bucare” in zone più o meno rappresentative del proprio corpo può essere una scelta legata ad un trauma (spesso un abuso) che ha segnato l’anima e l’inconscio e pertanto richiede un’espressione esterna ed estetica della ferita che ci si porta dentro.
Dott. Pasquale Saviano: Inoltre la leggenda metropolitana che il piercing possa aumentare il piacere sessuale e sensuale porta molti giovani a mettere in atto questa dolorosa pratica su parti del corpo molto delicate (organi sessuali, labbra, lingua) senza che nella realtà dei fatti ci sia un’evidenza reale né documentata. Nelle ragazze tutto ciò può essere amplificato. Infatti secondo alcuni studiosi la maggior tendenza del sesso femminile ad utilizzare il piercing come segno distintivo sarebbe dovuta ad una loro maggiore insicurezza rispetto al proprio corpo. A differenza dei coetanei del sesso opposto, esse vanno alla ricerca di quell’oggetto singolo che generi un apprezzamento della totalità del corpo in sé. Un'incessante ricerca dell’apprezzamento dei coetanei basato sulla convinzione di un giudizio costante alle quali sono sottoposte. Da ciò la necessità di “ornare” il proprio corpo.
Dott. Pasquale Saviano: È necessario capire quanto in questa manipolazione del corpo hanno peso le scelte degli adolescenti e quale può essere il ruolo dei genitori. I primi infatti tendono a mettere in atto la “marchiatura” del proprio corpo ma anche del proprio Io, come a volerlo “sottrarre” dalla “proprietà” dei genitori che se ne sono presi cura nell’età infantile: ecco il rito di passaggio ad uno stadio, una fase della vita in cui i genitori poco o nulla possono nei confronti dei figli. Arrivati all’adolescenza, maschi e femmine rivendicano questo ruolo di controllo sul proprio corpo e lo fanno nel modo più eclatante possibile; non tagliando i capelli o cambiandone il colore (o perlomeno non solo), ma agendo in modo drastico e definitivo su di esso con piercing e tatuaggi.
Dott. Pasquale Saviano: Non c’è una regola giusta o universale da tenere in considerazione per agire in questi casi, ogni adolescente, ogni famiglia hanno una storia a sé. Al di là delle debite precauzioni igieniche necessarie, senza il consenso dei genitori un adolescente non può sottoporsi al piercing ed è qui che entra in ballo la relazione genitori-figli. Vanno sicuramente presi in considerazione affidabilità e maturità dell’adolescente e se i genitori non sono d’accordo è necessario valutare insieme i pro e i contro, le motivazioni di tutte le parti in causa. Starà poi ai figli dimostrare che non è una scelta basata sulla seduzione dell’idea ma su una valutazione ponderata ed un desiderio reale.
Dott. Pasquale Saviano: Infine è necessario aprire gli occhi quando il piercing diventa eccessivo e ossessivo perché può indicare un disturbo profondo con il proprio corpo. In questo caso bisogna osservare anche altri comportamenti dei figli, valutandone condotte rischiose e virtuose. Quando l’ossessione per il piercing è indicativa di una tensione psichica che il ragazzo o la ragazza non riesce ad affrontare sul piano emotivo, il ricorso alla manipolazione del proprio corpo rappresenta l’espressione di una guerra interiore e misteriosa, la manifestazione di un’aggressività e di un’infelicità rivolta inconsciamente contro se stessi. © Dott. Pasquale Saviano Psicologo – Psicoterapeuta
CAPRICCI E RICHIESTE DI ATTENZIONE

Rifiutarsi di mettere le scarpe, non voler indossare determinati vestiti, capricci e pianti interminabili, pipì a letto, poco appetito. Crisi che terminano improvvisamente e dopo le quali ritornano ad essere affettuosi ed amabili come prima. Tutti comportamenti che nei bambini piccoli allarmano genitori e parenti facendo pensare a chissà quali problemi. In realtà non esistono sempre problemi particolari o cose di cui preoccuparsi oltremodo, se non nella misura in cui si vuole capire cosa stia vivendo e chiedendo il bambino.
Dott. Pasquale Saviano: Non sempre i bimbi sono disposti a essere bravi e tranquilli così come vorrebbero genitori e parenti; spesso vogliono anche affermare la loro identità. Dopo i due anni, infatti i bambini hanno bisogno di demarcare il loro territorio e capita che lo facciano attraverso giochi di potere, scontri e capricci apparentemente senza senso attraverso i quali cercano di verificare quanto gli adulti li sappiano accettare e allo stesso tempo siano capaci di riportarli alla calma, contenerli e sostenerli. Certi comportamenti non hanno un perché, ma vengono messi in atto sulla spinta di un principio: “No perché no! Punto e basta!”. Atteggiamenti che così come sono venuti se ne vanno via dopo un po’, riportandoli ad essere sereni ed affabili.
Dott. Pasquale Saviano: Non è facile prevedere il comportamento dei bambini piccoli, anche perché essi vengono continuamente bombardati da input ai quali non riescono a rispondere, dal momento che non hanno ancora sviluppato quelle sovrastrutture necessarie per fare fronte alla crescita. A volte si comportano dunque sotto la spinta di una rabbia difficile da controllare, altre volte tendono ad impuntarsi su richieste impossibili: voglio il vestito blu, voglio il riso invece della pasta, voglio vestirmi da bal-lerina, fatina, ecc., un continuo "voglio, voglio, voglio...".
Dott. Pasquale Saviano: Come detto, si tratta delle loro modalità di regolare le emozioni che non sono ancora state messe a fuoco producendo una sorta di “cortocircuito” che passa dopo un po’. Ovviamente, in un adulto, che ha imparato a regolare le proprie emozioni sulla base delle esperienze dei vissuti ed in relazione alle richieste della società, certi comportamenti provocano rabbia con conseguenze non sempre accettabili nei confronti dei figli (come urla e punizioni varie).
Dott. Pasquale Saviano: Ciò che serve invece è rimanere tranquilli, usare un tono di affettuosità pur essendo sempre e comunque autorevoli. Occorre diventare “gli allenatori” dei propri figli affinché essi possano capire che hanno di fronte delle persone affidabili dalle quali lasciarsi guidare e non da sfidare. Col tempo i bambini impareranno a regolare i propri stati emotivi senza manifestarli con capricci ed imprevedibilità. Per fare ciò, hanno bisogno di ricevere quattro ingredienti fondamentali dai genitori e da chi si occupa della loro crescita: affetto, pazienza, autorevolezza e sicurezza. © Dott. Pasquale Saviano Psicologo – Psicoterapeuta